Cronaca di una giornata tra nebbia, fatica e panorami ritrovati
Dopo le consuete indecisioni mattutine, oggi il richiamo dell'Alpe Minarola ha avuto la meglio. È un percorso che conosco bene, uno di quelli che non fa sconti e mette a dura prova polmoni e gambe. Il punto di partenza è la frazione di Ricciano, a Casale Corte Cerro: da qui si imbocca il tracciato del "Kilometro Verticale". Il nome è già una promessa (o una minaccia): 1.000 metri di dislivello positivo senza respiro, puro e crudo. Se poi, come nelle mie intenzioni, l'obiettivo finale è la vetta del Monte Cerano, il conto sale di altri 450 metri, trasformando l'uscita in una gita di tutto rispetto da quasi 1.450 metri totali.
L'ascesa: dove le pendenze non perdonano
Alle 8:15 precise io e il mio compagno a quattro zampe siamo pronti. Il sentiero va affrontato con rispetto e ritmo costante. Dopo circa mezz'ora di riscaldamento raggiungiamo l'Alpe Prato Prino, famosa per la sua baita blu, la "casetta azzurra", che spicca come un gioiello tra il verde.
Salendo, attraversiamo una serie di alpeggi dai nomi antichi, che profumano di appartenenza e storie passate: l'Alp dal Cech e l'Alp dal Dino. Se fin qui la salita era impegnativa, dopo la pineta di larici il sentiero cambia volto: le pendenze diventano severe, quasi cattive. In questo tratto verticale spunta, quasi per magia, una scala in cemento incastonata nel fianco della montagna; guardandola, non si può fare a meno di chiedersi quanta fatica sia costata costruira fin lassù.
Superato questo sforzo, i ruderi dell'Alpe Colla offrono un attimo di tregua. Il primo traguardo è vicino: passo il cartello dei 900 metri di dislivello e finalmente eccomi alla Cappella della Minarola. È un luogo a me caro, un faro che di notte, grazie a un pannello solare, brilla fin giù in valle, visibile direttamente da casa mia.
La conquista del "Tre Gob"
Mentre mi concedo un riposino, il meteo decide di premiarmi. Come previsto, la nebbia alta inizia a sfilacciarsi, lasciando spazio a un azzurro sempre più terso. Riprendo la marcia verso la cima del Monte Cerano, che noi casalesi chiamiamo affettuosamente il "Tre Gob" per via del suo profilo caratteristico a tre gobbe.
L’ultimo strappo è un duello contro la gravità: si sale dritti sui pratoni, zigzagando tra le ultime chiazze di neve. Dopo 3 ore e mezza di cammino, la vetta è conquistata.
La cresta e il ritorno tra i pascoli
La discesa non è una passeggiata. Seguiamo il filo di cresta, a tratti ripido e tecnico. In questo periodo l'erba secca, trasformata in scivolosa paglia, rende ogni passo una piccola sfida d'equilibrio.
Raggiunto il bivio per l'Alpe Quaggioni, devio verso le Casere Vecchie, dove il silenzio della montagna è rotto solo da un breve scambio di battute con i proprietari delle baite. La discesa continua verso l'Alpe Le Motte: qui scatta la pausa spuntino, mentre il cane, senza pensarci due volte, si gode un bagno rigenerante in una vasca dell'alpeggio.
Il rientro attraversa un suggestivo traverso che tocca l'Alpe del Togno, un piccolo nucleo di baite splendidamente ristrutturate, prima di ricongiungersi all'Alp dal Cech e tornare a Prato Prino. Ora che il sole splende, la "casetta azzurra" merita finalmente lo scatto fotografico perfetto.
Scheda Tecnica e Consigli
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Dislivello totale: ~1.450 metri.
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Distanza: 12 km circa.
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Difficoltà: Impegnativa (E/EE).
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Note: Una gita "tosta", consigliata solo a chi ha un buon allenamento. La tecnicità non risiede tanto nella lunghezza, quanto nelle pendenze del tratto centrale e nella natura scivolosa dei sentieri di cresta.
Il premio? La soddisfazione di aver domato il "Verticale" e la pace che solo i nostri alpeggi sanno regalare.




