Oltre la Finestra: Tra Storia Cadorna e Silenzi Walser
Un anello tra gli alpeggi di Ornavasso
Da tempo i miei occhi correvano lungo quel profilo montuoso che incornicia l’orizzonte dalla finestra di casa. Guardavo quegli alpeggi lontani, immaginando il percorso, e finalmente oggi il desiderio è diventato cammino. L’obiettivo è un anello sopra Ornavasso, un itinerario che unisce la bellezza naturale del Verbano-Cusio-Ossola a una storia scolpita nella roccia.
La partenza è un’incognita: so che in quota la neve resiste ancora abbondante e non sono certo di riuscire a chiudere il giro. Ma lo spirito è quello giusto. Carico il cane in auto e raggiungo il parcheggio vicino alla celebre Grotta di Babbo Natale. Da qui, scarponi allacciati, ci si immette su una comoda gippabile che taglia il fianco della montagna fino alla zona dei "cannoni".
Lungo i passi della Storia: La Linea Cadorna
Un cartello segnaletico parla chiaro: la meta dista circa tre ore. Inizia così la salita lungo la Linea Cadorna, lo straordinario sistema difensivo voluto dal Generale Luigi Cadorna agli inizi del '900 per proteggere il confine italiano da un’eventuale invasione austro-ungarica. È un’opera di ingegneria militare maestosa: strade perfette, trincee, polveriere e fortificazioni che si fondono con il paesaggio.
La pendenza è dolce, pensata un tempo per permettere ai muli di trascinare l'artiglieria pesante senza sforzi eccessivi. Dopo circa trenta minuti di cammino, il sentiero attraversa una suggestiva galleria scavata direttamente nella roccia per superare un contrafforte impervio. Poco dopo, ecco il primo alpeggio: l’Alpe Cuna, adagiata sullo spartiacque che divide Ornavasso dall’Ossola. Mi fermo un istante, approfittandone per pulire il sentiero dai rami caduti; la strada è così bella e regolare che nella mia mente sta già nascendo un progetto: tornarci in mountain bike.
Tra Solitudine e Nomi Antichi
Proseguendo, incontro una panchina panoramica che invita alla sosta, ma la curiosità mi spinge oltre. Supero una piccola grotta cieca e raggiungo l’Alpe Solitudine. Il nome sembra quasi una carezza: un’unica baita isolata in una posizione d’incanto, sospesa tra il blu del Lago di Mergozzo e la maestosità del Lago Maggiore. Foto di rito, un respiro profondo e via verso l'alto.
Il sentiero ora si fa più deciso. La strada Cadorna lascia il posto a una gippabile che, con alcuni tornanti, mi porta all’Alpe Barumboda (950 m). Qui l'incognita neve diventa realtà. Mi trovo sul versante nord, quello più freddo, e procedo in un lungo traverso verso l'Ossola. Raggiungo l’Alpe Pacusboda, dove i nomi iniziano a raccontare le radici del luogo: Ornavasso è un’antica colonia Walser, e questi toponimi ne sono la memoria vivente.
Il trionfo del Sole e la Discesa Tecnica
Come previsto, lo strato di neve si fa importante. Fortunatamente il gelo notturno ha reso la superficie portante, permettendomi di non affondare ad ogni passo. La fatica aumenta, ma dopo l'ultimo tornante e un lungo traverso, il bosco si apre e finalmente il sole mi scalda il viso. Arrivo così all’Alpe Tiranbohe, dove sorge la Capanna Legnano, un rifugio costruito dai cittadini lombardi in memoria dei caduti.
Dopo una meritata pausa solare, riparto verso l’Alpe Pogalti. Un maestoso faggio caduto mi sbarra la strada, costringendomi a una piccola deviazione nel bosco prima di raggiungere l'alpeggio, splendidamente ristrutturato, con il suo piccolo oratorio dedicato alla Regina Pacis.
Da qui cambia la musica: imbocco il sentiero del Kilometro Verticale. La discesa è ripida e tecnica, resa insidiosa da un fitto tappeto di foglie di faggio che nasconde le asperità del terreno e rende il passo scivoloso. Tocco in rapida successione l’Alpe Trenghi, i ruderi malinconici di Voost e altri insediamenti ormai divorati dal tempo e non più segnati sulle mappe.
Il rientro
La picchiata termina a San Bartolomeo. Da qui, il sentiero lascia spazio all’asfalto che mi conduce pigramente verso il Santuario del Boden e infine di nuovo alla grotta di Babbo Natale.
Si chiude così un anello di quasi 18 km con 990 metri di dislivello. Una giornata caldissima, dove il vento gelido dei giorni scorsi ha lasciato spazio a un’esplosione di primavera. È stato un allenamento perfetto in vista delle prossime vette, un viaggio tra il silenzio della neve e il richiamo della storia.
Nota tecnica: Il percorso fino all'Alpe Solitudine è perfettamente ciclabile, un'ottima opzione per chi ama le salite costanti e panoramiche in MTB.




