A volte sono i dettagli a fare la differenza. Durante le proiezioni del mio filmato integrale sulla Valgrande, qualcuno tra il pubblico me lo aveva fatto notare, con quel garbo tipico della gente di montagna: "Hai lasciato qualcosa in sospeso...". Mancava lei, la celebre scala dell’Alpe Fornà, adagiata proprio sull'ultima balza sotto l'imponente mole del Monte Zeda. Un'assenza involontaria, un piccolo errore di valutazione che andava assolutamente corretto.

Così, zaino in spalla e telecamera pronta, ho deciso di partire per colmare quel vuoto.

La giornata si rivela semplicemente spaziale: sopra di me si spalanca un cielo di un blu intensissimo, che fa da contrasto al verde brillante dei prati e allo specchio d'acqua dei laghi che luccicano sullo sfondo.

Lungo i passi della storia: la Linea Cadorna

Lascio l'auto a Pian Puzz, appena sopra Pian d’Arla, lasciandomi alle spalle Piancavallo. Da qui inizio a camminare lungo la storica Linea Cadorna. È una strada sterrata comoda, che sale con pendenze modeste ma richiede pazienza: se è vero che la salita è dolce, per coprire il dislivello serve molto sviluppo. Il cammino è lungo, ma il panorama ripaga ogni passo.

In breve tempo raggiungo Pian Vadà. Passare davanti al bivacco accende una scintilla nei ricordi: la mente vola a un capodanno del lontano 2010 passato proprio qui dentro. Una notte magica, un'esperienza bellissima che porto ancora nel cuore.

Dopo una breve pausa rigenerante, mi rimetto in marcia seguendo ancora la strada militare, fino a raggiungere l'attacco per il Monte Zeda. Se decidessi di proseguire dritto, la pendenza diventerebbe improvvisamente severa; la mia meta, però, mi impone di svoltare a destra.

La discesa e l'incontro con l'opera d'arte

In lontananza, decisamente più in basso, si intravede l'Alpe Fornà. Imbocco il sentiero che scende ripido verso l'alpeggio: una serie di tornanti stretti e verticali. Mentre scendo, un pensiero mi accompagna: “Salirli al ritorno sarà un bel batticuore”.

Ma poi, eccola. Appare in tutto il suo splendore la famosa scalinata.

È un'opera ingegneristica di tutto rispetto. Un capolavoro di pietra incastonato esattamente nell'unico punto possibile, sfruttando un intaglio naturale della roccia. Guardandola si percepisce la fatica, la precisione e l'ingegno di chi l'ha pensata e costruita.

Accendo la camera, studio le inquadrature e faccio le mie riprese, cercando di restituire la verticalità e la bellezza del luogo.

Il ritorno e il filmato completo

Terminato il lavoro, è tempo di girare i tacchi. La risalita si conferma tosta come previsto, ma una volta riconquistata la cresta mi attende solo la lunga e rilassante marcia di ritorno verso l'auto.

Il panorama non mi abbandona mai: l'aria è limpida e l'atmosfera comincia a farsi piacevolmente calda. Torno a casa stanco ma soddisfatto, con la scheda di memoria piena delle immagini di quella scala che avevo erroneamente sottovalutato. Ora il mio viaggio in Valgrande è davvero completo, pronto per essere integrato nel filmato finale.

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