In solitaria sul Monte Corte Lorenzo
Cronaca di un ritorno tra le pieghe selvagge dei Corni di Nibbio
Esistono promesse che non si possono ignorare, debiti d’onore contratti con la montagna che attendono solo il momento giusto per essere riscossi. Oggi, quel momento è arrivato. Il mio obiettivo è il Monte Corte Lorenzo, una sentinella severa e indomita incastonata nella catena dei Corni di Nibbio. È un ambiente crudo, quasi primordiale, dove la natura non concede sconti e non regala nulla che non sia stato sudato centimetro dopo centimetro. Un luogo perfetto per celebrare un traguardo importante: i miei 66 anni.
La Porta d’Accesso: Da Bracchio all’Alpe Vercio
Il viaggio inizia a Bracchio. Lasciata l'auto, m’incammino sulla mulattiera per l’Alpe Vercio. È un tappeto di pietre ben lastricate che sale con una pendenza che non ammette riscaldamenti: se la prendi d’impeto, ti mozza il fiato in pochi minuti. Bisogna procedere con passo cadenzato, ascoltando il battito del cuore.
Dopo circa un’ora, lo scenario muta. L’Alpe Vercio mi accoglie con l’esplosione cromatica della primavera: azalee e rododendri sono in piena fioritura, macchie di colore vivo che contrastano con il grigio della roccia sovrastante. Una breve sosta, qualche scatto per rubare un po' di quella bellezza, e poi di nuovo in marcia verso la Colma di Vercio. Qui il sentiero si fa più amichevole, con una pendenza costante che permette di guadagnare la cresta in un’altra ora di cammino. Ma la pace sta per finire.
Il Trittico della Fatica: Carbunisc, Sassarut e Pasquetta
Dalla Colma, la direzione è chiara: Corte Lorenzo. Da qui in avanti, la montagna cambia volto. Il primo tratto aggira il versante nord della Cima Mergozzoni, immerso in faggete dal verde quasi accecante. Poi, l’attacco della prima vera prova: la Cima Carbunisc.
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Cima Carbunisc: Le pendenze diventano esagerate. Ogni passo è una sfida alla gravità. Arrivo in vetta con i polmoni in fiamme, consapevole che questa è solo la prima di tre gobbe micidiali. La regola qui è crudele: si sale e si scende, continuamente.
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La Discesa Tecnica: Dalla cima del Carbunisc ci si tuffa in una picchiata che richiede nervi saldi. Il versante è scosceso; una scivolata qui non è un’opzione contemplata. In fondo, una bocchetta rocciosa attrezzata con catene permette di superare i passaggi più ostici.
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Cima Sassarut: Superate le rocce, la salita riprende senza pietà verso il Sassarut. Una volta in vetta, il copione si ripete: giù di nuovo verso una cresta affilata, dove il vuoto morde i fianchi e le catene diventano le tue migliori amiche.
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Prato della Pasquetta: Un nome che suona quasi bucolico, ma non lasciatevi ingannare. È una rampa breve ma durissima, seguita dall'ennesima discesa ripida che mette alla prova la tenuta delle ginocchia.
La Vetta e il Ritorno nel Cuore della Valgrande
Un ultimo traverso, ancora catene a garantire la sicurezza, un’ultima salita decisa e finalmente, dopo quattro ore e mezza di lotta, la vetta del Corte Lorenzo è sotto i miei scarponi. La foschia vela l’orizzonte, nascondendo il panorama dei laghi, ma l’emozione è limpida: festeggiare così i miei 66 anni ha un sapore di vittoria assoluta.
Il ritorno non è una semplice passeggiata. Richiede la stessa, identica concentrazione dell'andata. Bisogna ripercorrere le tre cime, risalendo ciò che si era sceso e viceversa. Solo quando ritrovo l'abbraccio dei faggi, vicino ai resti della storica teleferica che un tempo portava il legname da Orfalecchio a Mergozzo, sento che la tensione può sciogliersi.
L'anello si chiude: Faiè e Ompio
Anziché scendere direttamente, decido di onorare fino in fondo questa giornata. Punto al Monte Faiè passando dall'Alpe Pianezza. In vetta trovo il caos del weekend, un contrasto stridente con la solitudine selvaggia dei Corni di Nibbio; tiro dritto verso l'Alpe Ompio e poi, tagliando i tornanti, raggiungo l'Alpe Erfo. Un sorso d'acqua fresca e giù, per l'ultimo sentiero che attraversa l'Alpe di Boscopiano, fino a chiudere l'anello a Bracchio.
Note Tecniche e Riflessioni
È stato un giro imponente, un viaggio di 16 chilometri con un dislivello positivo di circa 1600 metri.
Identikit dell'escursione:
Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti)
Requisiti: Assenza totale di vertigini, passo fermo, ottimo allenamento.
Carattere: Selvaggio, esposto, fisico.
Il Corte Lorenzo non è una montagna per tutti. È una terra di mezzo tra l'escursionismo estremo e l'alpinismo di un tempo, un luogo dove la fatica è la moneta corrente. Ma per chi cerca il contatto vero con la roccia e con i propri limiti, è un tempio che merita ogni singola goccia di sudore. Un regalo di compleanno che non dimenticherò.




