Arriviamo in estate del 2023 e dentro me sento che l’idea val Grande in timelapse non è così malsana, così decido di fare una escursione in un posto tanto bello quanto selvaggio che assolutamente non deve mancare nell'ipotetico lavoro finale qualora decidessi di realizzarlo: l’alpe Busen e il suo dolmen, che con la variante estiva dovrebbe essere più scenograficamente bello, tutte le foto in rete lo ritraggono con l'erba secca invernale, la nota stonata è che la esile traccia è coperta dalla vegetazione, infatti questa è una meta che tutti la raggiungono nei mesi invernali , quando l’erba non ti impedisce di adocchiare ometti e segni per terra.
Ne parlo con il mio socio storico Andrea Camisasca e si decide ti tentare l’escursione, solito fardello e partenza da Cicogna, via Corte Borlino, Tregugno e un pezzo di val Marona in pieno riale, fino ad una deviazione. A destra si prosegue per l’alpeggio della Soliva mentre a destra l’esile traccia per l’alpe Rosciola e successivamente l’alpe Busen ad inizio della cresta dei galli.
Ed è dopo l’alpe Rosciola che la cosa si complica, tantissime felci alte più di due metri impediscono di vedere i rari ometti per terra, la salita è tosta e non da tregua nemmeno un metro, ci affidiamo alla mappa online e per fortuna che c’è il segnale. Morale dopo tre ore e mezza di fatica sotto un caldo insopportabile e praticamente con l’erba più alta di noi, dove si avanza e si torna indietro più volte arriviamo all’alpe Busen e dieci metri sopra una conformazione rocciosa spettacolare con il dolmen in bella vista. Tempo di piazzare tutto e fare la ripresa ed è tempo di tornare.
Sulla via di ritorno si mette sempre il piede sul ripido e non sai dove lo appoggi con l’erba alta, così ad un certo punto prendo una botta alla caviglia, dolore fortissimo, non riesco ad andare avanti, poi prendo un Oki e da li a poco il dolore scende un poco tanto da permettermi di riprendere la discesa, mai più scarpe basse in montagna.
Il giorno dopo pronto soccorso e per fortuna nulla di grave se non una distorsione, avevo la caviglia grossa come un melone,
Ma il dolmen è uno spettacolo della natura senza uguali, chissà che storia geologica c’è dietro quel sasso appoggiato. Resta una sola sequenza realizzata e basta avanza, si una sola sequenza è costata tutta questa fatica.

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