Il richiamo della Val Grande è troppo forte per resistere a lungo. Nemmeno una settimana è trascorsa dalla mia ultima incursione in questa terra selvaggia, ed eccomi di nuovo in cammino. La meta di oggi è ambiziosa e affascinante: il Pizzo Proman e il suo suggestivo laghetto, una montagna che si erge maestosa nel territorio di Premosello Chiovenda, dominando la catena dei Corni di Nibbio.
Come di consueto, parto prestissimo. L'aria fresca del mattino è un invito a camminare. Raggiungo il parcheggio dell’Alpe La Piana e lascio l'auto. Inizio l'escursione con una piacevole consapevolezza: i recenti problemi al ginocchio, con tutti i fastidi annessi, sembrano ormai un lontano ricordo, un sollievo che mi infonde fiducia, anche se per scaramanzia ho sempre indosso la mia ginocchiera.
La salita inizia subito a farsi sentire. È un tratto che definirei onestamente monotono e faticoso, un'ascesa costante che mette alla prova la resistenza. Dopo circa due ore di sforzo, raggiungo il Bivacco della Colma di Premosello. Una breve sosta è d'obbligo: zaino a terra, un sorso d'acqua e qualche minuto per riprendere fiato prima di affrontare l'ultima, decisiva sezione verso il Proman.
Riprendo il cammino. Ricordo di essere già stato qui circa quindici anni fa, ma il percorso non mi sembrava affatto così lungo e faticoso. Forse, il tempo ha giocato il suo ruolo, togliendomi qualche anno di gioventù e, sicuramente, il peso che porto ora sulle spalle è ben maggiore!
Nonostante la fatica, il paesaggio mi ripaga. Salendo, le fioriture sono ancora abbondanti, un tappeto multicolore di vita alpina. E poi, finalmente, appare il laghetto, che risplende in tutto il suo splendore smeraldo incastonato nell’anfiteatro a nord del Proman.
Arrivo in vetta al Pizzo Proman. La vista da quassù è a dir poco spaziale. L'orizzonte si apre in un panorama incredibile sui grandi specchi d'acqua: il maestoso Lago Maggiore, il piccolo e perfetto Lago di Mergozzo e il sereno Lago d'Orta.
Purtroppo, una leggera foschia sfuma i contorni dei laghi. Decido quindi di concentrare le mie riprese sul versante opposto, quello della Val Grande. Mostrare i laghi immersi nella foschia, a mio avviso, non renderebbe giustizia alla bellezza della giornata. Meglio immortalare la selvaggia vastità del Parco esente dal leggero velo di foschia.
Concluse le riprese in vetta, inizio la discesa. Mi fermo a circa metà del percorso per una nuova inquadratura. Da questa quota elevata, il laghetto appare incorniciato in modo ideale, con le fioriture di rododendri a fare da vivido primo piano. Arrivato quasi alla base, scendo fino al bordo del lago per un'ultima ripresa a pelo d'acqua, un tentativo che poi, a onor del vero, deciderò di non utilizzare nel montaggio finale.
Inizio il cammino di ritorno. È qui che la giornata prende una piega decisamente "rettiliana".
Mentre sono quasi giunto al Bivacco della Colma: una vipera, agile e fulminea, mi passa proprio tra le gambe, scomparendo in un lampo in una fenditura della roccia. Un incontro ravvicinato che mi fa sobbalzare.
Non è finita. Proseguendo la discesa, proprio mentre sto per arrivare all’Alpe La Motta, un biacco di dimensioni impressionanti mi sbarra la strada. Sarà stato lungo almeno due metri, una biscia di una maestosità mai vista prima. Sono costretto a battere le mani per farlo scappare e attendere che si sposti, ammirando la sua mole.
La giornata dedicata ai rettili si conclude, ironicamente, proprio all'Alpe La Piana. Qui, mi imbatto in un saettone. Questo terzo incontro, dopo la vipera e il biacco, completa il "trittico dei serpenti" in una singola escursione. Un segno, forse, che la Val Grande, oltre a essere la terra dell'uomo selvatico, è senza dubbio anche la vera casa della natura più indomita e incontaminata.




