Sono stati cinque anni di cammino, di fatica misurata in dislivelli esorbitanti e chilometri macinati su sentieri a volte fantasma. Ma soprattutto, sono stati gli ultimi due a vedere la vera accelerazione del progetto: documentare, con una scrupolosa e quasi ossessiva dedizione, ogni singola peculiarità della Val Grande. Oltre al filmato conclusivo ne è nato anche un libro, un diario di tutte le tappe più importanti dove vengono descritti anedotti, retroscena e curiosità.
Non c'è angolo di questa wilderness che non sia stato toccato e immortalato. Le cascate fragorose, dove l'acqua pura si frange nella roccia; i corsi d'acqua che si fanno strada tra i sassi lucidi; le scale storiche, capolavori di ingegneria rurale come quelle di Ragozzale, Curtet e Pozzolo, testimoni silenziose di una vita alpina ormai estinta; gli alpeggi abbandonati, come Busarasca, Quagiui o Mottac, balconi di pietra sulla vastità del Parco; e, infine, i pinnacoli di roccia, i "Tre Omen" ¡ "Suldai", " Ul Fra", , guardiani pietrificati di un regno inaccessibile.
Ogni singola ripresa, ogni ora passata ad aspettare la luce giusta, ogni metro quadro di roccia e bosco è stato documentato. Si parla del "mal di Valgrande", , e ora so che esiste, ed è quasi palpabile. E una malinconia agrodolce, un richiamo magnetico che si insinua sotto la pelle. Ma questo "male" non è un peso, è una promessa. Se da un lato il progetto di documentazione si conclude qui, dall'altro si apre un orizzonte di libertà inattesa. Non vedo l'ora di affrontare nuovi percorsi e vecchie vie, ma questa volta senza il fardello pesante delle attrezzature al seguito: i treppiedi, le lenti, i droni e i power bank. Poter camminare solo per il piacere di camminare, per l'odore del muschio e il suono del vento, sarà una gioia purissima.
La soddisfazione più grande, tuttavia, risiede in una riflessione: non ho rimpianti. Non ci sono luoghi che avrei potuto visitare e che ho lasciato indietro per pigrizia o mancanza di tempo. Ogni meta, prevista e non è stata raggiunta, ogni fatica superata. Questo è un segno eccellente che conferisce al risultato del progetto un valore aggiunto: la completezza. Era difficile centrare questo risultato. Questo diario, che ho tenuto meticolosamente, è il resoconto di una conquista personale e di un'ode a un territorio unico. La speranza, sincera e profonda, è che con la lettura di queste pagine e la visione delle immagini che ne sono scaturite, possiate vivere a modo vostro anche voi questa esplorazione a 360 gradi della Val Grande. Che possiate sentire il richiamo del selvaggio, la fatica della salita e la gioia del panorama, e che possiate innamorarvi, come me, di questo meraviglioso, e un po' crudele, cuore d'Europa.
Il libro contiene aneddoti e la descrizione di 37 itinerari compiuti, corredati da 67 fotografie illustrative.
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Mal di Val Grande




