La meta di oggi è il Lago Cramec, una perla incastonata al confine tra la Val Antigorio e la Val Formazza, adagiata in quella valle laterale che sembra prendere il nome proprio dalle sue acque. Ho deciso: questo luogo selvaggio deve assolutamente entrare a far parte del mio progetto fotografico dedicato agli specchi d’acqua formazzini.

Raggiungerlo, però, è tutt’altro che una passeggiata. Il percorso è un itinerario escursionistico affascinante ma severo, classificato con difficoltà EE (Escursionisti Esperti) a causa del forte dislivello e dei tratti decisamente accidentati.

La Salita: Senza Respiro

Ore 6:00 in punto. Muoviamo i primi passi mentre la giornata si sveglia. La prima parte del sentiero segue la strada di servizio delle cave di serizzo locali. Ma non lasciatevi ingannare dal termine "strada": non ha nulla di comodo. È una via sconnessa che, fin da subito, impone pendenze importanti.

Dopo un’ora e un quarto di cammino costante, raggiungiamo il termine della sterrata. Da qui in avanti si cambia registro: il sentiero si stacca sulla sinistra della cava, oltrepassandola a strapiombo. Superato un breve tratto in piano, attraversiamo un piccolo guado senza troppe difficoltà, e poi inizia il vero "bello". Il sentiero diventa implacabile: si sale dritto per dritto fino in cima, senza concedere un solo secondo di tregua per riprendere fiato.

A rendere la sfida ancora più stimolante è il peso che porto sulle spalle. Nello zaino ho tutta l’attrezzatura al completo per catturare la magia del luogo in modalità time-lapse:

  • Slitta motorizzata

  • Batterie di ricambio

  • Teste rotanti

Era la prima volta quest’anno che salivo con il carico pesante: un ottimo allenamento, anche se decisamente punitivo.

La Meta: Fotografia tra i Ghiacci e Rododendri

Dopo circa 3 ore e 10 minuti di ascesa ininterrotta, eccolo. Il Lago Cramec si rivela come un piccolo specchio d'acqua letteralmente incastonato nel verde brillante della conca, circondato da rododendri in piena fioritura e dai resti imponenti delle slavine invernali. Un contrasto cromatico pazzesco.

Non c'è tempo da perdere. Inizio subito le riprese, facendo il giro completo del lago e posizionando il set in diversi punti strategici. Alla fine, il bottino è ricco: ben cinque video in time-lapse portati a casa. Giusto il tempo di una rapida visita al bivacco locale e dobbiamo rimetterci in marcia. Sono le 13:00 e, come da previsioni, i nuvoloni neri dei temporali pomeridiani si stanno formando rapidamente sopra le nostre teste.

La Discesa, l'Imprevisto e il Rientro

Scendiamo a ritmo serrato. Ci concediamo solo due brevi soste: la prima all'Alpe Croce, per bere a una fontana rigenerante e goderci un'ottima vista sulla valle, e la seconda per scattare un paio di foto a delle cascate spettacolari che avevamo adocchiato durante la salita.

È solo quando si scende che ci si rende davvero conto delle pendenze vertiginose affrontate all'andata. Persino la strada di servizio delle cave si rivela traditrice: la ghiaia fine la rende una saponetta. E infatti, inevitabile, arriva lo scivolone. Risultato: un ginocchio sbucciato. Per fortuna, Andrea ha sempre una farmacia ambulante nello zaino: un bel cerottone e via, si riparte.

Raggiungiamo l’auto dopo circa 2 ore e mezza di discesa, proprio mentre le prime gocce di pioggia iniziano a picchiettare sul parabrezza.

Il Bilancio della Giornata

  • Dislivello totale: Quasi 1200 metri

  • Tempo di salita: 3 ore e 10 minuti

  • Tempo di discesa: 2 ore e mezza

  • Prezzo da pagare: Un ginocchio bollente e una sbucciatura.

Ne è valsa la pena? Assolutamente sì. Il Lago Cramec ha ripagato ogni singolo grammo di fatica. Ora la parola passa al montaggio.

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