Tra i tanti tesori della Val d'Ossola, il Lago Superiore occupa un posto d'onore. Situato a 2.254 metri di altitudine, quasi a toccare il confine svizzero, non è il classico grande bacino artificiale, ma un gioiello alpino autentico, incastonato nel silenzio della roccia.
La mia avventura inizia questa mattina a Fondovalle, il primo borgo che accoglie i viaggiatori appena fuori dalla galleria elicoidale. Lasciata l'auto all'uscita, mi dirigo verso il paese sulla destra: qui, grazie alla segnaletica impeccabile, è impossibile sbagliare. Il sentiero si immerge subito in una fitta pineta, salendo con pendenza dolce fino a raggiungere l'Alpeggio di Stavello, che oggi riposa in un silenzioso abbandono.
Dopo aver attraversato un tratto prativo, il percorso cambia carattere: il sentiero si inerpica deciso, permettendomi di guadagnare quota rapidamente. Raggiungo il bivio che conduce verso Bosco Gurin, in Svizzera, ma proseguo dritto seguendo il mio obiettivo. Superata una grossa sporgenza rocciosa sulla destra, bastano pochi, ultimi tornanti perché il panorama si apra finalmente sulla meta. Uno specchio di cobalto La vista del Lago Superiore è un colpo d'occhio straordinario. Alimentato da sorgenti sotterranee, il lago brilla di un blu così intenso e cristallino da sembrare quasi irreale contro il grigio austero delle vette circostanti. È una conca di pace assoluta, solitaria e maestosa.
Da solo in questo paradiso, inizio a preparare l'attrezzatura: Timelapse: posiziono la camera per catturare lo scorrere del tempo e della luce da una prospettiva strategica. Drone: lo zaino si apre per liberare in volo l'occhio meccanico, pronto a riprendere dall'alto l'incredibile contrasto cromatico tra l'acqua e la roccia. Il ritmo della montagna In un luogo così, la fretta non è ammessa. Mi concedo tutto il tempo necessario per assaporare il silenzio e la bellezza del paesaggio, godendomi ogni singolo istante di questa quiete d'alta quota.
Con gli occhi pieni di blu e il cuore leggero, riprendo infine la via della discesa, soddisfatto di aver vissuto (e documentato) uno degli angoli più puri della Val Formazza.
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