Per la mia seconda uscita in Val Formazza, ho scelto una meta che definirei quasi magica: il Lago Nero. Adagiato alle pendici del Monte Talli, sul versante sinistro della valle, questo specchio d'acqua conserva un'anima naturale, nonostante un muraglione artificiale ne regoli oggi il livello delle acque.
La giornata inizia a Riale di mattina presto. L'aria è quella tipica di settembre: fina, pungente e con quel tocco di fresco che rinvigorisce i passi. La prima parte del percorso, verso il Rifugio Maria Luisa, è un passaggio obbligato che può risultare monotono. Davanti a me, il solito dilemma: Il sentiero diretto: ripido, faticoso, un "dritto per dritto" che taglia i tornanti, oppure la gippabile: più lunga e dolce, ma decisamente meno impegnativa.
Senza alcuna fretta e con il desiderio di godermi ogni istante di questo cielo terso, scelgo la gippabile. Salgo con calma, lasciando che il panorama si apra lentamente sotto i miei piedi. Oltre il Rifugio Maria Luisa quasi giunto al rifugio, imbocco la deviazione a destra. La strada costeggia tutto il Lago Castel prima di proseguire per qualche centinaio di metri. Proprio lì, poco prima che il tracciato scenda verso l'Alpe Ghighel, abbandono la comodità della strada per immergermi nel sentiero vero e proprio. Il cammino inizia con un lungo e dolce traverso, per poi piegare bruscamente a sinistra.
Dopo aver superato un guado, la pendenza cambia carattere: il sentiero si fa deciso. Sulle spalle sento tutto il peso dell'attrezzatura per i timelapse, un carico importante che rende la salita un esercizio di resistenza e pazienza. L'incanto del Lago Nero Dopo circa tre ore e mezza di cammino da Riale, supero l'ennesimo tornante e la fatica svanisce all'istante: il Lago Nero è lì davanti a me.
È difficile descrivere a parole il colore delle sue acque cristalline: un verde-azzurro così intenso e particolare da sembrare quasi irreale, mentre mi domando per quale motivo si chiama Lago Nero.
Complice la giornata limpidissima, il paesaggio appare come un quadro perfetto, dai contrasti netti e vibranti. Ho dedicato il resto della mattinata al mio lavoro, realizzando due sequenze timelapse: una dalla sponda iniziale e una dalla metà del lago, cercando di catturare i riflessi e i movimenti di luce su quell'acqua spettacolari. Il rientro verso l'auto è avvenuto lungo lo stesso sentiero della salita, con le gambe stanche ma il cuore leggero. Mentre tornavo a Riale, la sensazione era una sola: quella profonda soddisfazione di chi sa che la giornata, semplicemente, non poteva andare meglio di così.

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