Ci sono vette che non sono semplici punti sulle mappe, ma mete ambite che richiedono dedizione, attrezzatura e quella sana ostinazione che appartiene solo a chi ama la montagna. Il Monte Corbernas è una di queste: una prua di roccia sospesa tra l’Alpe Devero e la selvaggia Valle del Poiala, capace di regalare uno dei panorami più completi e vertiginosi dell'intero arco ossolano.

L’Ascesa: Il Ritmo del Passo e del Respiro

La nostra avventura inizia nel silenzio delle ore sei in punto. Il parcheggio del Devero è ancora immerso nel torpore dell'alba quando ci mettiamo in cammino lungo il sentiero classico, dove i larici filtrano i primi raggi di luce. Raggiunta la località Corte d’Ardui, deviamo a destra seguendo la gippabile. Quaranta minuti di passo costante ci portano all'Alpe Sangiatto, un balcone naturale di rara bellezza.

Da qui puntiamo dritti alla Bocchetta di Scarpia. Dopo circa due ore dalla partenza, il sentiero cambia carattere: pieghiamo a sinistra e la traccia si fa marcata, ma severa. Se la prima parte della cresta sale con relativa dolcezza, la metà finale non concede sconti. Le pendenze si fanno serie, il fiato si accorcia e il silenzio è rotto solo dal battito del cuore. Ma la fatica è il prezzo necessario per la bellezza che sta per svelarsi.

In Vetta: 360 Gradi di Infinito

Raggiungere la cima del Corbernas significa veder spalancare il mondo. L’orizzonte si perde in ogni direzione:

  • L'azzurro glaciale del Lago di Agaro incastonato tra le rocce.

  • L'ampia e solitaria distesa della Valle del Poiala.

  • Il mosaico perfetto della Piana del Devero con lo specchio d'acqua di Codelago.

  • Infine lei, la Punta d'Arbola, la regina incontrastata che domina il paesaggio con la sua mole glaciale.

Insieme ad Andrea, compagno instancabile di mille traversate tra Devero, Valle Strona e Val Grande, decidiamo che è il momento di fermare il tempo. In un’epoca in cui la fotografia richiedeva pazienza — quando il carrello per le sequenze panoramiche impiegava ben 40 minuti per completare la sua corsa — ci concediamo due ore di estasi pura. Tra la ricerca delle stelle alpine, che qui fioriscono tenaci tra le rocce, e la contemplazione degli orizzonti, la vetta diventa casa.

La Traversata: Creste e Imprevisti

La discesa non è un semplice ritorno, ma un'esplorazione. Scegliamo di non tornare sui nostri passi, avventurandoci lungo il filo di cresta che tocca la Cima del Lago e la Punta della Valle. La traccia è labile, quasi un sussurro tra le rocce, e capiamo presto il perché: il terreno è tecnico, richiede piede fermo e occhio esperto.

Aggirata la Punta della Valle, scendiamo a vista verso la Bocchetta di Poiala, muovendoci tra salti di roccia e pendenze che non ammettono distrazioni. È una discesa tecnica, muscolare, che ci porta verso il Borgo delle Valli.

L'Ultimo Regalo dell'Alpe

Arrivati all'Alpe Naga, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato tra le mura di pietra abbandonate da decenni, la natura ci offre l'ultimo spettacolo: una fioritura imponente e fitta, un tappeto di colori che contrasta con il grigio del cielo che, nel frattempo, ha iniziato a chiudersi.

Nonostante le prime gocce di pioggia, non resisto: piazzo l'attrezzatura per un'ultima sequenza. Il meteo ci grazia, mantenendo una pioggia leggera e quasi rinfrescante per tutto il rientro all'auto. Una giornata perfetta, dove ogni sforzo è stato ripagato dalla maestosità di una montagna che non finisce mai di stupire.

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