Il Respiro Rosso del Devero: Ascesa al Passo della Rossa

Le gite all’Alpe Devero si susseguono con un ritmo frenetico, quasi ipnotico: ogni tre giorni una nuova vetta, un nuovo sentiero, un nuovo orizzonte. Oggi, però, l'aria ha un sapore diverso. La meta è il Passo della Rossa, un nome che incute un timore reverenziale solo a pronunciarlo, evocando immagini di pareti severe e silenzi millenari.

L'inizio nel regno del Serpentino

Sono le sei del mattino quando lascio la piana di Devero. Il sole è già alto, una sentinella dorata che veglia sulla conca. Mi incammino verso il centro del circo glaciale, dove domina la mole della Rossa. Il nome non è un caso: la montagna brilla di sfumature ferruginee e rossastre, merito del serpentino, la roccia che ne costituisce l'anima e che conferisce a questo angolo di Alpi un aspetto quasi ultraterreno.

Abbandonata la pista che d'inverno porta a Crampiolo, il sentiero vira secco a sinistra. Supero gli ultimi alpeggi, dove l'erba profuma ancora di rugiada, e inizio la salita decisa a fianco del rio. Raggiungo il Piano della Rossa, il secondo bivio strategico della giornata: a sinistra i giganti, il Cervandone e la Bandiera; a destra, il mio destino.

Il passaggio chiave: Il sentiero aggira una bastionata rocciosa e mi porta al cospetto della mitica "Scaletta". È una struttura artificiale incastonata nella roccia, un ponte sospeso tra la fatica e lo stupore che permette di superare il salto di roccia in totale sicurezza e comodità.


Un Paesaggio Marziano e lo Specchio delle Acque

Oltre la scaletta, dopo i rituali scatti fotografici, il sentiero si fa traccia marcata, inerpicandosi tra passaggi obbligati e asperità. All'improvviso, la piana del Passo si svela: è un paesaggio marziano. Una morena sterminata di rocce rosse e massi ciclopici si stende a perdita d'occhio, con il sentiero che vi danza in mezzo a zig-zag.

Ma il vero tesoro di questa gita è l'acqua. Con lo scioglimento delle nevi, la conca si punteggia di laghetti naturali di ogni forma e dimensione:

  1. Lo Specchio del Pizzo: Il primo specchio d'acqua, piccolo e limpidissimo, si incontra subito a destra. Qui il Pizzo della Rossa si riflette con una perfezione disarmante. Prendo la telecamera: la ripresa è d'obbligo prima che il silenzio venga rotto dal passaggio di altri escursionisti.

  2. La Collana di Cristallo: Proseguendo oltre un valloncello, appare un secondo laghetto, seguito subito da un terzo, più ampio e profondo. I riflessi sono così vividi che sembrano dipinti sulla roccia.

Verso il confine: Crampiolo e le Margherite

Raggiungo finalmente il valico, il confine invisibile che separa l'Italia dalla Svizzera, guardando verso la solitaria Valle di Binn. Non mi fermo: piego a destra verso il Passo di Crampiolo. Sono venti minuti di salita dura, di quella fatica che brucia nei polmoni, ma la ricompensa è un ennesimo laghetto alpino.

Qui compongo l'inquadratura perfetta: in primo piano un coraggioso gruppetto di margheritine bianche, a fare da contrasto alla mole severa del Pizzo della Rossa che domina lo sfondo.


La Scelta della Saggezza

Al ritorno, la tentazione del giro ad anello attraverso la Val Deserta e il Lago di Codelago è forte, ma il ricordo di quella discesa "spacca-ginocchia" tra pendenze assurde e pietraie instabili è ancora troppo vivo. "Mai più", mi ero giurato. E allora scelgo la via della lentezza, ripercorrendo i miei passi per assaporare ogni centimetro del percorso.

C'è tempo per un'ultima sosta: in fondo a una valletta, proprio sotto il passo, scopro una piccola distesa verde smeraldo. Un torrentello la attraversa pigramente, circondato da un'esplosione di eriofori candidi che danzano al vento. È il finale perfetto per il mio reportage.

Rientro all'auto con le gambe stanche ma il cuore colmo. La vera soddisfazione? Non è solo aver raggiunto la meta, ma sapere di avere nello zaino sequenze video che racchiudono l'anima di questa giornata strepitosa.

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