Diario di un’ascesa tra fioriture e silenzi

Non è passata nemmeno una settimana dall'ultima "impresa", ma il richiamo della montagna è un battito che non si placa. Siamo di nuovo qui, pronti per un mega giro ambizioso che punta dritto al cuore selvaggio dell'Ossola: la Bocchetta di Scarpia e la solitaria Valle del Poiala.

L'Alba e il Risveglio del Sangiatto

Alle 06:00 in punto, i primi passi risuonano nel bosco di larici sopra il Devero. Saliamo il sentiero classico verso l'Alpe Corte Darduì, ma poi abbandoniamo il tracciato comune per inerpicarci sulla gippabile dei pastori. All'Alpe Sangiatto, lo spettacolo ci costringe alla prima sosta: il sole alle spalle illumina il lago inferiore, acceso dalle fioriture. Con i miei 12 kg di attrezzatura sulle spalle, preparo l'inquadratura perfetta: l'acqua immobile, i fiori in primo piano e, sullo sfondo, l'imponente sagoma del Cervandone e la catena dei 3000 che scintilla nel mattino.

Verso la Bocchetta di Scarpia

Riprendiamo il cammino superando il lago superiore. Qui i rododendri sono un’esplosione cromatica che accompagna l'ascesa fino alla Bocchetta di Scarpia. In vetta, il fiato è corto ma il cuore è pieno. Lo sguardo sprofonda verso il lago artificiale di Agaro, che custodisce il segreto sommerso dell'antico villaggio Walser, le cui rovine emergono timide in primavera come fantasmi di pietra.

I Misteri del Poiala

La discesa verso l’Alpe Poiala è pura meraviglia. Il sentiero è un nastro evidente immerso in fioriture che lasciano a bocca aperta. Arrivati all’alpeggio, la natura si fa complessa: sulla destra, il torrente scompare improvvisamente nelle viscere della terra, un fenomeno carsico che toglie il fiato per la sua potenza silenziosa.

Continuiamo verso la testata della valle, risalendo una sella erbosa costante. Poi, l'incontro ravvicinato con una cascata spettacolare che annuncia l'arrivo al Lago di Poiala. È uno specchio naturale perfetto, adagiato in una conca che sembra fuori dal tempo.

Il Giardino Segreto delle Stelle Alpine

Attraversata la conca, la pendenza si fa decisa. Puntiamo al passo, dove ci accoglie una distesa soffice di eriofori bianchi. Ma è nella discesa successiva che l'istinto prende il sopravvento. Noto una traccia flebile, un sentiero quasi invisibile che taglia il versante. Mi fido dell'intuizione: dopo un lungo traverso e il superamento di un vallone, approdiamo su una costa rocciosa che sembra un altare. È costellata di stelle alpine appena fiorite.

È un luogo "sacro", scoperto per caso, che ci permette di tagliare verso il sentiero del Grande Est senza perdere quota verso l'Alpe Della Valle. Risparmiamo tempo e fatica, portando a casa il tesoro di una ripresa unica.

Il Ritorno e l’Incanto delle Streghe

Dal balcone panoramico del Grande Est, osserviamo le nebbie basse accarezzare la diga di Agaro: un’altra clip d’obbligo. Proseguiamo verso l’Alpe Forno e scendiamo lungo la via agro-silvo-pastorale verso il Codelago. Questa volta evitiamo la noiosa "autostrada" pedonale e scegliamo la destra orografica, più selvaggia e silenziosa.

Prima di chiudere il cerchio, una deviazione nel silenzio di Crampiolo ci porta al Laghetto delle Streghe. Senza la folla dei turisti, lo specchio d'acqua incastonato tra i larici e i rododendri fioriti è un quadro vivente.

Epilogo

Torniamo all'auto con la consapevolezza di aver vissuto una giornata eccezionale. Non è un caso che questo itinerario, con le sue varianti improvvisate e i suoi giardini segreti, sia diventato un appuntamento fisso del nostro luglio. Anche in questo 2026, la Valle del Poiala è già segnata in agenda.

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