Tra Rododendri e Praterie d'Arnica

Ci sono giornate che nascono sotto una luce speciale, e questa era una di quelle. L'obiettivo è ambizioso: un lungo anello che partendo dal cuore del Devero ci porterà a dominare i laghi dall'alto, per poi attraversare l'infinito altipiano del "Grande Est" e rientrare dal Sangiatto. Con me c’è Piero Gatti, collega di Baveno, che ha deciso di condividere questa fatica e queste soddisfazioni.

La salita verso il Passo d'Arbola

Partiamo all'alba. Il sentiero che sale a Crampiolo lo conosco ormai a memoria, sasso dopo sasso, ma l’aria frizzante del mattino lo rende ogni volta nuovo. Superata la diga di Codelago, costeggiamo lo specchio d’acqua fino in fondo, dove il sentiero riprende a salire deciso verso Pianboglio.

Mentre puntiamo verso il Passo d'Arbola – l’antica via che per secoli ha visto passare mercanti tra Italia e Svizzera – il panorama inizia a farsi immenso. Arrivati a una quota considerevole, la vista sui due laghi è mozzafiato. Piero sceglie un balcone naturale per godersi lo spettacolo, mentre io decido di spingermi ancora più su. Attraverso un ruscello che sgorga da una cavità carsica e cerco l'inquadratura perfetta: voglio che i rododendri in fiore incornicino la maestosità dei laghi sottostanti.

Mentre la fotocamera scatta la sua sequenza, rimango in silenzio a osservare la strada che ci aspetta: un ricamo di sentieri che si perde nell'immensità del Grande Est.

L'Alpe Forno e il respiro della montagna

Ridiscesi a valle, iniziamo la salita verso l’Alpe Forno. La pendenza non scherza e, con il peso dell’attrezzatura sulle spalle, ogni passo va dosato con calma. In cima la fatica viene ripagata dal calore del sole e dagli incontri: saluto alcuni amici saliti fin qui in e-bike, scambiando volentieri due chiacchiere mentre riprendo fiato.

Da qui il percorso diventa un lungo, scenografico traverso. Mi fermo sulla riva di uno dei laghetti alpini che costellano l'altopiano. Le vette sullo sfondo portano ancora i resti dell'inverno: quel contrasto tra il bianco della neve e l'azzurro del cielo è una tentazione troppo forte per non piazzare di nuovo il cavalletto. Poco più avanti, una sporgenza naturale si affaccia come una prua di nave sul Codelago: un’altra sosta, un’altra ripresa, un altro momento per far riposare le gambe e riempire gli occhi.

La sorpresa finale: il mare d'Arnica

Puntiamo decisi verso i laghi del Sangiatto. Dopo circa due ore di cammino, quando pensavo che la montagna avesse già dato tutto, ecco lo spettacolo inaspettato. Arrivati al Lago del Sangiatto inferiore, ci troviamo davanti a una distesa di Arnica in fiore di una densità mai vista prima.

È un tappeto giallo che brilla sotto il sole ancora alto, circondando il laghetto con il suo caratteristico isolotto centrale che sembra un occhio vigile sulla valle. Negli anni a venire non avrei mai più ritrovato una fioritura così esplosiva: un dono della natura da onorare continuando a scattare "fino all'ultimo respiro".

Bilancio di una giornata perfetta

Rientriamo stanchi, ma con le schede di memoria piene e il cuore leggero. È stata una missione compiuta su ogni fronte: la tecnica, il paesaggio e la compagnia. Il Devero non è solo una meta, è uno stato d'animo che ogni volta regala emozioni diverse.

1000 Characters left