Polvere di Stelle al Sangiatto: Cronaca di una notte magica
Finalmente è arrivato il momento di osare. L’obiettivo è ambizioso, di quelli che non perdonano errori tecnici: il timelapse della Via Lattea. Per l'occasione, inauguro anche il mio nuovo kit da bivacco: tenda, sacco a pelo e materassino. Un miracolo della tecnica che, tutto insieme, pesa poco più di un chilo. Un peso piuma che però, come scoprirò presto, ha il suo prezzo in termini di comfort.
Verso l'Alpe Sangiatto
Partiamo dal parcheggio dell'Alpe Devero a metà pomeriggio. Nonostante le rassicurazioni del meteo, il cielo è una coltre grigia di nuvole. Ma la speranza del fotografo è dura a morire: confidiamo in quella finestra di sereno prevista per la notte. Con me c’è Massimo Lanteri, compagno di mille avventure; non sappiamo ancora che questa sarà solo la prima di una lunga serie di ascese notturne e non insieme.
Il cammino verso il Lago di Sangiatto Superiore richiede circa un’ora. Saliamo con calma, immersi nel bosco di larici, seguendo il sentiero che porta all’Alpe Corte Dardui. Poco prima del ponte, pieghiamo a destra seguendo la gippabile dei pastori che conduce all'Alpe Sangiatto. La nostra meta è lo specchio d'acqua superiore: voglio usarlo come specchio naturale per raddoppiare la bellezza della volta stellata.
Incontri in quota
Arriviamo al lago in un’ora esatta, nonostante i buoni propositi di "andare piano". Il bacino è ancora parzialmente abbracciato dalla neve. Qui troviamo una sorpresa: c’è già qualcuno. È Giorgio De Dominici, un altro "malato" di montagna e fotografia già incrociato al Fotoclub Arona. È il destino dei cercatori di luce: trovarsi negli stessi posti sperduti alla stessa ora.
Mentre montiamo le tende, il tramonto si accende timidamente con toni arancio e rossi tra le nubi, ma l’umore è basso. Il cielo resta coperto. Delusi, decidiamo di ritirarci nei sacchi a pelo. Dormire, però, è una parola grossa: la tenda è stretta e il terreno sembra non perdonare nulla.
Lo spettacolo del Cosmo
Poi, il miracolo. Mi sveglio di colpo alle due di notte. Esco dalla tenda e resto letteralmente di sasso: le nuvole sono svanite, lasciando spazio a un cielo così limpido da togliere il fiato. Con l'eccitazione di un bambino, piazzo il cavalletto a bordo lago. Niente carrello motorizzato stavolta, per risparmiare peso; la dinamicità del cielo sarà più che sufficiente.
Imposto i parametri: ISO 2500, f/2.8, 15 secondi di esposizione. Mentre la fotocamera macina uno scatto dopo l’altro, io resto lì, con il naso all'insù, a cercare aggettivi che non esistono per descrivere tale bellezza. Anche Massimo e Giorgio scattano, muovendosi come ombre nel buio totale. Li ho "precettati": sanno che un solo raggio delle loro lampade frontali rovinerebbe la mia sequenza. Mi lanciano qualche maledizione scherzosa, ma restiamo tutti uniti in quel silenzio sacro.
Il rientro e il bilancio
Alle quattro del mattino ho collezionato circa 300 scatti. La missione è compiuta. L’alba che segue è pulita, quasi troppo, priva di quelle nuvole che avrebbero reso il paesaggio epico, ma scatto comunque per documentare la fine del viaggio.
Rientriamo passando dall'Alpe Fontane, tagliando a mezza costa per ricongiungerci alla strada dell'andata. Mentre scendiamo, traggo le mie conclusioni: la tenda ultraleggera si è rivelata un "forno" di condensa e piuttosto scomoda. Forse, per le prossime uscite fotografiche, sceglieremo la tattica della "notte bianca": stare svegli a scattare e rientrare alla luce delle frontali non appena finito.
Ma poi riguardo lo schermo della fotocamera. Quelle sequenze della Via Lattea che danza sopra il Sangiatto sono semplicemente il top. La fatica è già dimenticata.




