A soli sette giorni dalla mia prima uscita al Lago Nero, l’attrazione magnetica della Val Buscagna mi riporta nel cuore del Parco del Devero. Questa volta la meta è il Lago di Codelago, uno dei bacini artificiali più imponenti dell’Ossola, superato in dimensioni solo dal maestoso Lago del Sabbione.

L’alba e il cammino

La sveglia suona presto, alle cinque. In auto il viaggio è breve, appena un’ora, quanto basta per godersi il privilegio di un parcheggio ancora deserto. Alle sei in punto mi metto in marcia. Sulle spalle porto il mio solito fardello: l’attrezzatura video che è ormai diventata un’estensione del mio corpo e lo sarà per molti anni a venire.
Oltrepassato il ponte all'inizio della piana, piego a destra seguendo il mormorio del torrente. Il sentiero si addentra in un bosco di larici profumati e in circa 45 minuti raggiungo Crampiolo, un borgo di una bellezza rara, quasi sospeso nel tempo. Attraverso le sue case in pietra e punto verso la diga. La salita che porta allo sbarramento è decisa, "tosta" per le gambe, ma breve. Lo sforzo viene ripagato in un istante: il colpo d’occhio sul lago è fantastico. All'orizzonte svetta il Monte Arbola, mentre a destra si stagliano le vette che dividono il Devero dalle valli Antigorio e Formazza.

La danza del carrello tra i fiori

Seguo il sentiero che costeggia la sponda sinistra. Quasi in fondo al lago, il tracciato scende tra i massi: è qui che la natura esplode. I rododendri sono in piena fioritura, una distesa di fucsia che sfida il grigio delle rocce. Non posso proseguire senza documentare tanta bellezza.
Posiziono il mio carrello (lo slider). All'epoca, la slitta aveva un tempo di scorrimento fisso di 45 minuti (solo a fine anno avrei modificato il software per portarlo a 35). Mentre la macchina da presa scivola lenta catturando il tempo e la luce, mi concedo un lusso raro: mi sdraio su un sasso a prendere il sole, godendomi quel relax completo che solo l'alta quota sa regalare.

Verso il Lago di Pianboglio

Mentre ricarico lo zaino, l'orizzonte sopra il gruppo Cistella e Diei inizia a cambiare: le nuvole si addensano rapide. Decido di salire ancora, verso il piccolo Lago di Pianboglio, un’opera incompiuta dove le acque sono regolate da uno sbarramento artigianale.
Il sentiero che percorro è intriso di storia: fa parte dell'antica via che collegava l'Italia alla Svizzera attraverso il Passo d'Arbola. A metà strada, lo spettacolo dei rododendri è così imponente che mi fermo per una seconda sequenza, usando il flusso impetuoso del torrente come sfondo. Il cielo è ormai plumbeo, ma la luce diffusa esalta i colori della vegetazione.

Incontri ravvicinati e imprevisti

Raggiunto il Pianboglio, trovo un gruppetto di genziane appena sbocciate. È un’occasione imperdibile per un ultimo "time-lapse". Tuttavia, la solitudine della montagna viene interrotta da un gruppo di escursionisti svizzeri. Nonostante le mie gentili preghiere di passare dietro l’inquadratura per non rovinare la ripresa, questi mi sfilano davanti con un sorriso e un "Good, good" che sa di beffa. Voglio sperare che non abbiano capito una parola di italiano, piuttosto che pensare a una mancanza di rispetto!

Il ritorno

Riprendo il cammino in direzione bocchetta d'Arbola ma mi fermo quasi subito, il colpo d'occhio sui due laghi merita senza dubbio una ripresa e così la feci. Finito anche questa "carrellata" ora mi aspettano un’ora e mezza di cammino per tornare all'auto.
Torno a casa con tre sequenze nel sacco. Guardandole oggi, so che con l'esperienza e i miglioramenti tecnici le rifarei meglio, ma c'è qualcosa in quelle immagini — il battesimo di un nuovo software, la luce prima del temporale e il profumo dei rododendri — che le rende uniche. È la bellezza dell'apprendimento, passo dopo passo, sentiero dopo sentiero.


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