Il seme di un’idea: Dove tutto ebbe inizio
Eravamo appena usciti dal primo, lungo lockdown. Il mondo stava provando a riaprire gli occhi e io, con la mia nuova tessera per il parcheggio dell’Alpe Devero in tasca — un regalo del Comune di Baceno che ancora ringrazio — sentivo il bisogno di aria buona. Era un pomeriggio di inizio maggio e, insieme a mio figlio Matteo, puntammo verso la Val Buscagna. C’era una curiosità tecnica da soddisfare (capire se la tessera funzionasse davvero), ma soprattutto una sfida personale da affrontare.
Volevo capire cosa significasse camminare in montagna con 17 chili in meno. Li avevo accumulati anni prima, quando avevo smesso di fumare, e finalmente me n’ero liberato.
La leggerezza del ritorno
Arrivati alla sbarra, il silenzio era quasi surreale. Il parcheggio era deserto; i confini regionali erano ancora chiusi e la montagna sembrava appartenere solo a chi, come noi, poteva raggiungerla da vicino. Cominciammo a salire. Le gambe, allenate dalle infinite ascese sul Montorfano durante le restrizioni, giravano a meraviglia. Il fiato era leggero, il passo deciso. In soli 45 minuti raggiungemmo l’imbocco della valle: uno spettacolo di contrasti, tra la neve ancora abbondante e i prati tempestati di crocus appena sbocciati.
Puntammo al Lago Nero. Non avevamo le ciaspole e la neve in alcuni punti cedeva, ma il cielo stava mettendo in scena qualcosa di straordinario. Le nubi lenticolari disegnavano forme incredibili, promettendo un tramonto epico. Ci dicemmo che, mal che andasse, saremmo tornati con la frontale. Il tempo era l'unica cosa che non ci mancava.
L’intuizione tra i ghiacci e i fiori
Raggiungemmo il lago dopo aver fotografato i torrenti e il caratteristico pontino di legno. Mentre Matteo si godeva il sole caldo di maggio sdraiato su un sasso, io cercavo con lo sguardo i tritoni che avevo filmato anni prima. Ma la mia attenzione continuava a tornare verso l'alto.Osservando il movimento di quelle nuvole spettacolari, un’idea cominciò a farsi strada nella mia mente, quasi per gioco:
“E se iniziassi un percorso fotografico proprio qui, al Devero, usando la tecnica del timelapse?”
Avevo tutto ciò che serviva: la tessera del parcheggio per due anni, il lavoro fermo a causa dell'epidemia, una forma fisica eccellente e la voglia di rimettermi in gioco. Mi dissi: “Io inizio, poi si vedrà.”
Cinque anni dopo
In quel pomeriggio a 2.000 metri di quota, tra il calore del sole e il gelo della neve residua, ebbe inizio un viaggio che non sapevo dove mi avrebbe portato.
Oggi, a cinque anni di distanza, riguardo a quel momento con emozione. Non solo ho portato a termine il progetto sul Devero, ma ho completato anche quello sulla Valle Strona e il mio lavoro più ambizioso nella natura selvaggia della Val Grande.
Ho deciso di scrivere queste righe perché non voglio che i ricordi sfumino. Voglio tenere un diario di ogni tappa, descrivendo i sentieri, le fatiche, le vittorie e le sconfitte di questa mia grande avventura fotografica. Perché tutto è iniziato lì, con un parcheggio vuoto e il desiderio di guardare il mondo scorrere più velocemente, un fotogramma alla volta.




