Il mio viaggio nel mondo del timelapse è iniziato nel 2015, ma è stato nel 2020, nel silenzio surreale del post-lockdown, che la mia visione è cambiata. Per due anni interi ho eletto l’Alpe Devero a mio studio personale, cercando di catturarne l'essenza più profonda.
Ricordo quella mattina d’inverno come se fosse oggi. Forse è stata l'ultima volta che la montagna si è concessa con una neve così generosa e fiera. Quando ho spento il motore, il termometro segnava -20°C. Appena sceso dall’auto, il freddo mi ha letteralmente pietrificato: un muro invisibile di ghiaccio che toglie il respiro.
Ma non c'era tempo per esitare. Con la lampada frontale accesa a squarciare il buio, mi sono incamminato. La neve era perfetta, così compatta da sostenere senza sforzo me e i chili di attrezzatura sulla schiena. Il sentiero risaliva il torrente, un percorso che amo e che quella notte sembrava un corridoio verso un altro mondo.
Oltre la piana del Devero, ho attraversato il bosco di larici, scheletri silenziosi nell'oscurità invernale. Dopo 45 minuti di cammino, ecco apparire l’alpeggio di Crampiolo: un borgo che, sotto la coltre bianca, toglie il fiato. Ho proseguito oltre, verso l’Alpe Forno, fino a raggiungere la posizione perfetta
Fare un timelapse non è solo scattare; è un esercizio di resistenza. Devi restare immobile mentre il freddo pungente cerca ogni minima fessura tra il passamontagna, i doppi guanti e il piumino. Due ore di attesa statica. Due ore in cui gli stivali da neve diventano la tua unica difesa contro il morso del gelo che sale dal terreno.
Cercando di muovermi facendo piccoli passi, gli occhi assistevano a un miracolo. Il cielo ha iniziato a infiammarsi, tingendosi di un arancio purissimo che contrastava con il bianco accecante della valle. In quel momento, il freddo è passato in secondo piano. A destra il monte Cervandone, tutta la val Buscagna, mentre a sinistra la sagoma del pizzo Diei e in parte quella del monte Cistella completavano il quadro, e sotto il paesino di Crampiolo che sembrava fosse uscito da una fiaba.
Ho terminato la sequenza dopo 120 minuti esatti. Ero congelato, ma profondamente soddisfatto. Guardando l'anteprima sul display, ho capito che non potevo sperare in nulla di meglio: avevo intrappolato il tempo in uno dei momenti più magici che la montagna possa regalare.

1000 Characters left